LA PUNIZIONE

Dovendo assentarsi per un mese, il suo Padrone la affidò alle cure di un “istruttore”. Le spiegò brevemente le regole della casa mentre ce la accompagnava, di strada verso l’aeroporto.
– Sembra “histoire d’O
ridacchiò lei accarezzandos
i la catenina d’argento saldata.
– Ma non potevi portarmi con te? Uff…

– Cucciola, fai ancora troppe richieste per essere una brava bimba cosciente del suo ruolo, non trovi?
La baciò sulla fronte e la sospinse all’interno.
– Lui farà le mie veci, obbedisci e tutto andrà bene.

La lasciò lì, imbarazzata, con in mano la valigetta che le aveva preparato.
Sascha (che nome buffo per un uomo) le mostrò la sua stanza. Niente finestre, tv, telefono, cellulare, computer… Solo una scrivania, un letto, una sedia e un lettino. Libri, carta e penna. Bagno.
– Cazzo uccidetemi!

Lui bofonchiò di stare zitta, le intimò di spogliarsi e di infilarsi la camiciola che era sul letto.
A orari precisi avrebbe sentito il suono della campanella, avrebbe dovuto spogliarsi e chinarsi in attesa. Poteva essere per i pasti, una punizione o la semplice voglia di usarla.
– Beh, almeno sei carino, Sascha!

– Zitta, zitta, zitta e a cuccia, bimba.
Torno più tardi.
I giorni si susseguirono, tutti uguali e tutti diversi. Sascha era un sadico porco pervertito, le lasciò segni profondi, la teneva spesso legata per ore alla gamba della scrivania, la scopava di gusto…
E, benchè Lui le mancasse, iniziava a piacerle esser tenuta prigioniera, lontana da tutto e tutti.

Quel giorno, Sascha non si fece vedere, lei aveva fame, si annoiava e… Cavolo, si, aveva voglia di lui!
Pensò che fosse uscito e, nonostante le telecamere e il divieto di farlo, prese a masturbarsi, piano… Dolcemente. Mmmm erano settimane che non poteva coccolarsi un po’, gustarsi un orgasmo tutto suo… Quando e come voleva… Col suo ritmo…
– GIÙ!
Sascha era entrato come una furia, rosso in viso per la rabbia ma visibilmente eccitato.
– Lui ne verrà informato, troietta!

– Ti prego,
miagolò lei…
– Farò tutto quello che vuoi…

– Tu fai già tutto quello che voglio!!!

Disse, cacciandole il cazzo già duro in bocca…
– Troia…
Durò pochissimo, la sua infrazione lo aveva mandato su di giri. Non vedeva l’ora di punirla al di là della “routine”… Pregustava la punizione che aveva immaginato.

Intanto la legò al letto, a gambe aperte, e la portò sull’orlo dell’orgasmo più e più volte, finchè la vide sfinita. La lasciò lì fino a sera, esposta e impossibilitata a soddisfare la sua voglia ormai al limite.
Dopo un tempo che le sembrò infinito, la slegò e le diede dieci minuti per farsi una doccia e recarsi nel salone.
La luce era soffusa, l’ampia stanza era illuminata da decine di candele… Uomini che chiacchieravano… nessuna donna.
Rabbrividì quando capì cosa la aspettasse.
Venne legata ad una piccola pedana circolare, girevole: pancia in su, cosce larghe, testa riversa all’indietro. E usata… In ogni modo, per ore. Gli orgasmi si susseguirono, dapprima piacevoli, poi spossanti… Infine dolorosi.
Era sul punto di svenire, quando sentì una colata di cera bollente sul seno e sul ventre… E una voce… La Sua…
– Cucciola, Amore, sei stata monella, mi hanno detto
le disse tranciandole il collarino…

Le lacrime le sgorgarono copiose.
– No, il collare no…

– Lo riavrai, cagnetta… Lo riavrai.
Sai che ti amo sopra ogni cosa. La tua punizione è finita, andiamo a casa.

corda

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