VOGLIE DEL CAZZO

Alle due era ancora sveglia. Insonne e agitata. Ma di quell’insonnia e agitazione piacevole. Sorrideva.
Quel che desiderava da tempo immemore era accaduto.
Aveva passato una serata con Lui. Non che le restanti 22 ore e 40 minuti Lui non fosse in lei.
Sempre, costantemente… nei pensieri, sulle labbra, in punta di dita.
Una piacevole ossessione che la accompagnava.
Quella sera più che mai.
Dopo essersi rigirata un milione di volte nel letto, decise di alzarsi.
Il freddo gelido che l’aveva accompagnata per tutto il giorno: dissolto. Svanito.
Sostituito da un piacevole calore. Desiderio carnale. Altro che byte e Passione in 3G.
Voglia di Lui. Vera, reale, tangibile.
Avrebbe voluto che la conversazione si prolungasse all’infinito, che lui la portasse all’orgasmo con le sue parole, ma tant’è. Non era successo.
Era lì, occhi spalancati. La figa che palpitava, sembrava scandisse le sillabe del suo nome. Ti voglio, cazzo.
Si alzò. Morfeo per quella notte poteva andare a farsi fottere. Fottere. Farsi fottere. Era proprio quello di cui aveva bisogno.
Si accarezzava distrattamente fumando una sigaretta, nella penombra della cucina silenziosa. In sottofondo, le fusa dei gatti, e le sue.
La mano ad accarezzare il seno, a stringere un capezzolo. Gemette.
“Io non sarei così tenero!”
Sogghignò al ricordo di quella frase… Flashback. Si inumidì le dita succhiandole avidamente (le Sue). Gesto inutile e meccanico, era già fradicia. Scese lungo il ventre e titillò il clitoride. Spalancò le cosce. Scivolò dentro con una, due, tre dita, spingendo con foga. Movimenti rotatori a disegnare spirali di piacere, il bacino inarcato, il sedere sollevato. Appoggiata saldamente allo schienale, una mano a stringere il bordo della sedia.
Troia. Troia… Rallentò il movimento: voleva prolungare quel momento, Lui era lì, davvero. Lenta agonìa. Gustarsi l’attimo, immaginare la sua voce. In testa, un turbinìo di pensieri che vorticavano senza controllo, mentre le sensazioni la sopraffacevano. Benessere. Godimento… Non venire. Non ancora. (“mia mia mia mia”)
-Udì chiaramente la sua voce alle spalle, lo sentì afferrale i polsi e spingerla a pancia in giù sul tavolo. Ansimò forte aspettando il momento in cui l’avrebbe penetrata, scopandola con forza.
“È così che si fotte una cagna.” Lasciò la presa per afferrarle i capelli.-
Chiuse gli occhi, si abbandonò a quell’orgasmo. Scoppiò in lacrime sussurrando il suo nome.
A volte i desideri prendono forma e materia.

Dedicata alle due persone che Amo.
L’uomo che vorrei nella mia vita, il Padrone che bramerei a letto.
Racchiuse casualmente in un’unica entità.

VOGLIE

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