BUONA LA PRIMA…

“Voglio vivere in un film”… Gli disse: uno di quelli belli. Uno di quelli che iniziano con un disastro e in cui tutto si aggiusta, uno di quelli in cui tutti i pezzi del puzzle combaciano e non ne resta fuori neanche uno…
Diceva di voler vivere in un film.
Nei film c’è sempre una stazione, no?
E fu lì che s’incontrarono: in una stazione.
Lei scese dal treno, non si storse la caviglia come di consueto (come quella volta a Bologna) e scrutò tra la folla… Lo scorse in fondo al binario, si illuminò da dentro: porcatroia, era lì, era vero… Esisteva!
L’imbarazzo misto a gioia, il cuore a mille… Eccolo… Eccolo.
Le venne incontro, si guardarono.
“-ciao -ciao a te”
(Non dargli la mano, non darmi la mano… Baciami)
Fu un bacio dolcissimo, un bacio da film! (Siii)
Avevano prenotato un albergo. D’altronde, dove avrebbero potuto andare, in una città sconosciuta, a mezza strada tra le loro? In un albergo…
Si registrarono ed entrarono nella “loro” camera. In fondo, per diventare noi, da qualche parte bisognava pur iniziare! Cominciarono dalla fine… Da una stanza.
Erano soli, erano insieme, il resto non contava.
Si baciarono, a lungo, senza parlare -se l’erano detti: parliamo DOPO- e mentre si baciavano si spogliarono a vicenda. Contro un muro. Copione da film.
Pelle… Era quello che desideravano. Pelle e mani. E baci.
E un milione di altre cose, che un mese non sarebbe bastato a elencarle tutte.
Erano nudi e avvinghiati e si desideravano da un po’. Da poco, a dire il vero. Ma accadde come quando adotti un gatto: dopo cinque minuti non ricordi come potesse essere la tua vita senza di lui.
Perchè c’era sempre stato, il gatto.
Fu così anche con lui.
Era arrivato, o tornato, o ricomparso dalle brume del tempo.
(“Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti”)
Lei non riusciva a spegnere il cervello, mai. Lui diceva che si faceva un sacco di film mentali. Beh, non poteva neanche immaginare quanto potesse essere una sceneggiatrice di talento… Una da Oscar!
E dunque, erano nudi, e soli, e insieme, in una camera d’albergo. E si erano detti di non parlare. Non prima del dopo. Così fecero.
Esistevano solo due corpi incollati, sguardi che si cercavano, mani in esplorazione, pensieri diversi, un desiderio in comune.
“Scopami”, si sentì dire, come se osservasse la scena dall’esterno…
“Scopami”.
Lui guardò il letto, per una frazione di secondo, poi la riversò sullo scrittoio. Lei pensò a Secretary, e sorrise.
La penetrò e capirono che quello che desideravano si stava compiendo.
Spinte dapprima lente, poi sempre più profonde, due dita a strizzarle un capezzolo, poi a massaggiarle il clitoride. Ondate di piacere. Associare parole pronunciate a quelle scritte, dar voce ai sospiri, materia agli ansimi, corpo ai gemiti.
La scopò con forza, a fondo, in un ritmo crescente… La guardava godere sotto i suoi affondi, rabbrividire al tocco delle sue mani, trasalire al percorso delle sue dita lungo la spina dorsale. Vertebra per vertebra… Giù, fino al solco dei glutei. Le insinuò tra le chiappe, si fermò per cogliere un segno di fastidio, o rifiuto. In tutta risposta lei dondolò i fianchi assecondando il suo ritmo.
Sospirò, le infilò il pollice nel culo. Quel gesto la fece esplodere in un orgasmo fulmineo. Non potè trattenere le ondate di piacere. Godette come una troia. La sua.
L’eccitazione si fece insostenibile, si fermò per darle modo di godere del suo orgasmo… per prolungare il piacere di entrambi, poi riprese a scoparla con maggior foga.
Sapeva cosa dirle per farla impazzire “SEI LA MIA CAGNA” (l’importanza del maiuscolo…)
Chiuse gli occhi, si lasciò andare anche lui…
Vennero insieme, si chinò per baciarle la spalla, lei gli accarezzò il volto, si divincolò dal suo peso. Si sedette sullo scrittoio e lo attirò a sè.
Lo abbracciò, la testa poggiata sul petto ad ascoltare il battito del cuore, le gambe attorno ai fianchi.
Voleva più contatto possibile… Voleva più pelle del dovuto, più del necessario, voleva entrargli dentro, in fondo… Nell’anima.
Sospirò. “Ti Amo… Ora possiamo anche parlare, fumare, e poi fare l’amore per sempre… O almeno fino a sera.”
“Ti Amo Alice”, le rispose.
E questo non è un film. È la vita vera.
Finchè dura.

anita3 (1)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...