CONFUSI E INFELICI. AMORI DI VETRO.

La loro storia era come una meravigliosa vetrata. Una vetrata art decò. Trasparente e colorata. Luccicanti sfaccettature, magiche translucenze, fatate allegorie.
Fino a che, di contestualizzazione in contestualizzazione, venne fusa in una fornace di dubbi e ricomposta su granitiche certezze. E milioni di dubbi. Contraddizioni assortite.
“Ti amo, ti voglio, ma… Ma Ma Ma… Ma io devo andar via. Tu devi allontanarti.” (Mi manchi, come l’aria… Ti penso, continuamente…)
Milioni di pezzi colorati, uniti dal filo di piombo. Uniti e divisi.
Bellissima da lontano.
Frammentata e sincopata. Complicata e senza senso da vicino.
Ma, si sa, qualsiasi cosa se vista al microscopio diventa surreale.
Analizzando, vivisezionando, decidendo, respingendo.
Non divenne altro che un pastrocchio.
Un disastro, per una persona confusa.
Una meraviglia, per lei che non sapeva cosa voleva. Tranne lui. (E viceversa.)
Entrambi furono capaci di volersi e incapaci di tenersi. Fortunati nell’ incontrarsi. Bravissimi nel perdersi.
Con logica tenacia.
Lui fece quello che doveva.
Lei, quello che poteva.
Amarlo da lontano.

anita1

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