HO SCRITTO AMO E NON T’AMO. MA T’AMO.

Srotolo il tappeto rosso dei miei pensieri per permettermi di ammirarti mentre ti allontani. Divino e altero come una consumata attrice degli anni cinquanta.
Godi degli sguardi adoranti che accompagnano il tuo incedere. Lanci sguardi ammiccanti che sembrano mirati, ma che ad un’attenta osservazione rivelano il tuo specchiarti in quegli occhi.
Ti pavoneggi del tuo apparire, tronfio di barocche esternazioni. 
Frasi ad effetto che si prestano a mille interpretazioni.
Consumato attore di pantomime seduttive, fini a se stesse.
Seduci per sedurre. 
Attrai per attrarre.
Sei vuoto. Un magnifico tronco cavo abitato da vermi.
Pasturi. Lanci esche a cui abboccano sventate donzelle in cerca d’amore, 
che morranno con l’ Amo piantato in gola. 
Sanguinanti.
Le abbandonerai boccheggianti appena le scaglie smetteranno di brillare, le code a sbattere sulla battigia. 
Gli occhi spenti come speranze svanite. 
Se sarai magnanimo, le ributterai in acqua dopo aver quantificato il peso che t’han dato.
 Pesca sportiva.
Scaverai nel tuo vuoto, frugherai in ciò che rimane del tuo ego nutrito, estrarrai un altro verme. 
L’amo è pronto.
“Sai in che acque stai pescando”.
Credevo di pescare in torbide e profonde acque di lussuria e perversione. 
Mi son trovata seduta ai bordi di una pozzanghera infestata da un parassita.
Tu.
sirena1

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