TI SONO ADDOSSO, SOPRA, DENTRO.

Erano anni che tentava di trovare sè stesso… Piccole escursioni, più o meno brevi, fuori dalla gabbia che lo imprigionava.
Si riempiva d’aria i polmoni con profonde boccate. Respirava.
Si metteva alla prova. Rientrava.
Piccoli passi. Brevi gite in un mondo sconosciuto. Virtuale.
Riprovò il brivido delle emozioni. Riprese gusto alla vita, alla conquista, alla seduzione.
Si ritraeva. Scappava. Tornava.
Ebbe un paio di avventure, intense, piacevoli. Ossigeno puro.
Viveva in Apnea il resto del tempo. Senza sensi di colpa.
Carburante di riserva per il quotidiano. Piatto, tranquillo, non pienamente sereno. Se lo faceva bastare. Doveva.
Fino al giorno in cui s’imbattè in lei.
Alice Meravigliosa, creatura fiabesca. Stracazzo di Stregatta.
Incasinata, confusa, ferita, inconcludente, distratta, disinteressata, scorbutica, respingente.
Con tutti tranne lui.
Lo guardò e gli sorrise.
La guardò e volle farla sua.
Fu un colpo di fulmine.
Si amarono: la passione divampò nel giro di un secondo.
Il tempo di condividere una doccia colorata, un bacio posato sul cuscino come il cioccolatino in un albergo, sguardi e carezze.
A ruota, seguirono gli innumerevoli appuntamenti, i rituali, una dolce smania di stare insieme: continuamente. Quotidianamente.
Pensiero costante, desiderio incalzante. Mani saldamente intrecciate, telepatia, presenza.
Entrarono prepotentemente nella vita l’uno dell’altra.
Una storia di promesse e progetti campati per aria. Leggeri come nuvole. Di momenti condivisi.
Talmente tanto che i ritagli di tempo finirono per essere quelli dedicati alla realtà, mentre loro erano il Tutto.
Le giornate erano così piene di lei, di loro, di “noi”, di “insieme” che non restava spazio per altro, per altri.
Precipitevolissimevolmente, si lasciarono andare, si fusero, si sovrapposero, si unirono.
Erano un’unica anima con due cuori che battevano.
Erano stupendi, insieme: erano felici.
Felici come non lo erano da tempo.
Innamorati.
Come non accadeva loro da anni.
Si sentivano Amati. Compresi, accolti.
Poi… Poi lui si guardò intorno, scorse la sua realtà che gli sfuggiva dalle mani, obnubilato da Amore.
Spaventato da tanta irreale bellezza, da tanto benessere, da tutto quel Tanto che sembrava Troppo (e lo era), si destò d’improvviso dal Sogno.
Scrollò la testa: i Doveri lo guardavano in tralice.
Incanto svanì, Amore si ritrasse, Sogno si dissolse…
Dovere gli serrò la gola, deciso.
Imperioso. Crudele. Lo riportò all’ordine e alla ragione.
Lui chinò il capo, infranse promesse, mandò a monte progetti, calpestò cuori, si rimangiò parole e frasi, distrusse Lei e la loro storia d’amore.
Indossò la maschera dell’uomo responsabile, gettò alle ortiche il loro noi, tornò volontariamente a rinchiudersi nelle segrete del castello, girò la chiave nella toppa della prigione e la lanciò lontano, tra i rovi.
Impossibile da trovare e recuperare.
Impossibile da vivere.
Scelse di tornare ad essere quel che poteva e non ciò che voleva.
Di fare quel che doveva e non ciò che desiderava.
Decise. Scelse.
Comunicò.
Concluse.
Chiuse.
Convinto che fare la cosa giusta fosse la scelta migliore.
Non pensò mai più a lei, a loro, al “noi”.
La cancellò dalla memoria e dalla sua vita.
Lei non solo non c’era più, ma non era mai esistita.
Morì in quell’istante: ma, questa, è un’altra storia.

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