IL QUARANTUNESIMO LADRONE.

Ti ho sognato spesso ultimamente, forse perchè te ne sei andato da troppo tempo: il mio cuore non smette di cercarti, o cercare se stesso, mentre la mia mente vorrebbe solo smettere di pensare a te.
A te che sei un Coglione.
Mi mancano il sorriso perenne, la felicità appagante, il desiderio costante. Mi manca l’Alice che ero quando pensavo ci fossi. Ma magari forse probabilmente era tutta una finzione per riempire il vuoto della tua vita. Piatta, insoddisfacente, squallida.
E quale passatempo migliore che conquistare l’inconquistabile, la leggenda, la Stregatta?
Ti è venuto a noia subito, però, perchè io non aspettavo che te: conoscevi a menadito le parole che volevo sentire!
Hai indovinato al primo colpo la combinazione per aprire la cassaforte e accedere al caveau della mia anima. Che era chiusa sbarrata sigillata. Incatenata. Protetta. Inattaccabile.
Per tutti tranne te.
Stronzate: era in serbo per te.

Una volta nella stanza del tesoro, hai giocato un po’ con suppellettili e pietre preziose, arraffato monete, messo tutto a soqquadro per poi fuggire come un ladro col mio cuore in saccoccia, lasciando la porta scardinata.

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