PIERRE DU DÉSIR.

Lui la spogliava, la sfogliava, col pensiero… Come un libro magico, come un fiore, in attesa che sbocciasse, si rivelasse. Come se fosse scritto con inchiostro simpatico: lui era il liquido rivelatore di codici celati.
Accarezzava petali e leggeva pagine del suo passato, la curava come un oggetto prezioso.
Lei l’aveva riconosciuto tra mille,
Lui, scelta tra cento.
Trovarsi all’improvviso, in un turbine d’emozioni inattese, inaspettate.
A lungo anelate.
La accolse tra le sue mani a conca, lei gli si adagiò nei palmi.
Uccello spaurito, preda in fuga, ora accucciata ai piedi della belva inseguitrice.
Pronta ad allontanarsi di un passo solo per farsi riprendere; giusto una lunghezza di distanza per sentirne la confortante presenza.
Il gioco era appena iniziato.
Non ci sarebbero state vittime.
Non stavolta.
Il gioco del gatto col topo non finirà nel sangue.
La farà allontanare a distanza di sicurezza, ad esplorare il mondo, per poi riportarla a sè con una zampata decisa: senza artigli.
Basterà riprenderla per la coda, per giocarci ancora. E ancora, e ancora.
Il gioco della seduzione non ha vittime, non ha carnefice.
Rispettando i ruoli.

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