CATACLISMI

L’ennesima scossa tellurica ha smosso falde in fase d’assestamento.
Il destino vuole fortissimamente distruggere ogni residuo di equilibri stantii, farci capire che non è più tempo per i compromessi.

Che, no, non è giusto aggrapparsi alla zattera che precariamente ancora occupiamo in due.

Colpi di coda di un rovescio di fortuna senza fine.

Egoismo e paura dell’ignoto vanno affrontati senza giubotti di salvataggio nè salvagenti sgonfi.

Il fato ha bucato anche i braccioli che ci tenevano a galla.

Il mare in tempesta reclama le sue vittime, inermi, inerti.

Basta agitarsi: inabissiamoci, affondiamo.

Anneghiamo.

Solo allora i flutti placheranno la loro sete di vendetta, sputandoci esanimi su spiagge assolate.

Raggi di sole tra nubi minacciose, cariche di pioggia.

Che ognuno prenda coscienza di sè e della strada da seguire.

Lasciamoci andare, lasciamoci alle spalle questo affetto da mutuo soccorso.

Il nostro tempo insieme è finito.

Io ho paradisi da esplorare, tu, terre da conquistare.

Il nostro amore non può tramutarsi in altro che in affetto, ma non ci nutre, non ci disseta.

Ci sta spolpando vivi.

Si sta nutrendo di noi.

Dobbiamo andare.

Siamo soli, ognuno con i propri sogni, ciascuno con un futuro da inventare.

Passato oscuro, presente più che incerto.

Quel che è certo è che non facciamo parte di quello dell’altro.

Tu sei solo, io sono innamorata dell’idea di un amore che culla, ama, protegge, cura… 

Ce la faremo?

  




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