ALICE E L’IMPROBABILE. (Mark)

Era da quando si era svegliata che Alice non riusciva a smettere di pensare a lui. Anziché godersi un intero pomeriggio di perfetta solitudine, aveva voglia di vederselo girare intorno, seduto sul divano, steso nel suo letto, di abbandonarsi nel confortevole abbraccio che la faceva stare BENE. Bene, cazzo: senza ansie, con la paura settata al minimo, le paranoie quasi silenti. Talmente bene da farsi un milione di domande che riconducevano, tutte, ad una sola risposta possibile. Stava bene perché con lui ci stava bene. Punto. Strano strano strano, le ripeteva una vocina, ma Alice aveva deciso di ignorarla. Stava bene? Ottimo. Stava bene? Finalmente!

Si sarebbe goduta ogni minuto secondo di serenità, felicità, ebrezza dei sensi, battito di cuore o tremore convulso, ogni ansimo gemito orgasmo. Ogni sorriso, parola, gesto, carezza, bacio. (Oh, i suoi baci…) Ogni attenzione, presenza, ogni sensazione emozione sentimento che lui le provocava. Ed erano una miriade. Si sentiva come avvolta da un bozzolo caldo, morbido come una sciarpa di cachemire, profumato come un vento di primavera che la faceva sentire leggera, leggera come non succedeva da anni… anni.

Avrebbe fatto tesoro di ogni pensiero felice, lo avrebbe tramutato in polvere magica e lo avrebbe serbato in quell’angolo del cuore in cui Mark si era insinuato all’improvviso e stava disfacendo bagagli, spostando ciarpame, creandosi uno spazio tutto suo. Mancava solo che piantasse il picchetto della conquista come fecero gli astronauti sulla luna.

“Lei è mia. Chiunque ci sia, eventualmente, ancora dentro ne uscirà e nessuno potrà entrarci da adesso in avanti.” Per ora.

Aveva voglia che lui la toccasse, sfiorasse, stringesse proprio come piaceva a lei. Esattamente così, con una precisione impossibile da credere. Nessuno, nessuno mai aveva capito al millimetro scarso così tanto in così poco tempo. La Stregatta, anziché stregare, come era nella sua natura, ne era rimasta stregata. Impossibile. Improbabile. Inconcepibile.

Improponibile. Eppure…

L’improbabile inatteso.

Lui: raggio di sole in un gelido inverno, quiete dopo la tempesta, caletta in cui trovare riparo da un mare in burrasca. Radura nella foresta incantata. Rondini cinguettanti a raccontare di posti lontani…

Lui, un riparo dalle brutture del mondo e dalla mente contorta di Alice.

Qualcosa in cui credere, forse.

Qualcuno a cui chiedere di restare, qualcuno da cui non fuggire, da non respingere, da non mettere continuamente alla prova. Magari.

Mark, che le stava sul cazzo.

Ma ora non più.

(Illustrazione di Chiara Bautista)

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