LA FINE (dell’anno). Una tragedia di Alice Stregatta.

Lacrime lente e pigre scivolano inesorabilmente lungo le guance, si incastrano tra rughe di maturità forzata, dolore e infelicità. Si fermano un istante per godere della loro pienezza, brillano alla luce della candela che ondeggia seguendo il ritmo misterioso di una corrente d’aria, o forse è un messaggio in codice.

Sei bella

Sei intelligente

Sei forte

O semplicemente: sei la solita cogliona col cuore traboccante di un amore di cui nessuno può godere.

Lo porgi timidamente come una scolaretta farebbe con la mela per la maestra, emozionata dal tenero gesto, sperando in una di quelle reazioni plateali che tanto ami.

Poi, lo lanci con astio, con rabbia, aspettandoti che l’altro capisca quanto impegno ti costi mostrarti così fragile, indifesa, nuda.

Infine, te lo riprendi stizzita, di nuovo bimba, ma stavolta capricciosa. Batti i piedi perché no, non è così che dovevi prenderlo, non è così che dovresti ricambiare, non è il copione che avevo scritto. Questo non è il mio film.

Ma senza canovaccio, gobbo, senza visione d’insieme, nessuno potrà recitare la tua commedia insieme a te. Nessuno potrà essere il co protagonista, e ti ritroverai per l’ennesima volta davanti allo specchio a chiederti perché non funziona mai, per te. Perché non sai restare, perché non sai accettare che qualcuno voglia rimanere a cercare di capire la tua follia.

Ad amarti, forse. Ad insegnarti ad amarlo, probabilmente.

La difficoltà non è nell’innamorarsi, in quello sei bravissima, no: la parte difficile è nell’amarsi reciprocamente accettando modalità diverse dalla tua.

Asciugati le lacrime, piccolina, che a te oggi ci penso io.

Siederemo davanti alla candela accesa, seguiremo la sua fiamma scintillante e scriveremo il nostro futuro sul vetro del camino con la fuliggine impastata di pianto, anziché cercare di leggerlo tra le fiamme.

Buon futuro, piccola Tita.

Buon anno, dolce Alice.

Auguri, Anita, Imperatrice di Ragbirmania, con due troni e una sola corona, un unico scettro e un cuore che non vedi l’ora ti venga strappato dal petto: per essere accudito e coccolato o lanciato nel fuoco.

Una volta per tutte.

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