GIOCHI PERVERSI.

Facciamo che oggi mi sento così a terra che voglio fare il gioco di immaginare il peggior scenario possibile per odiarti ed estirparti dai miei pensieri.

Facciamo che tu sei un serial killer di anime. Facciamo che hai individuato una preda a caso, me. Una ragazza mediamente carina, mediamente insicura, con un matrimonio alle spalle, ferite quasi certe alle spalle e una grande voglia di innamorarsi. Facciamo che mi corteggi in modo leggero ma costante, che mi fai parlare e raccontare tanto di me per scoprire i miei punti deboli. Facciamo che mi fai intravedere futuri prossimi: visitare una mostra, ascoltare della musica insieme, addirittura cucinare per me.

Facciamo che condisci il tutto con quel pizzico di gelosia che da un lato mi infastidisce ma che, in fondo, mi fa sentire importante. Da non perdere.

Facciamo che una sera scoppia una lite furibonda, che tu fai l’incazzato. Facciamo che ho avuto paura di perderti e ti confesso di essere innamorata di te. Tu prendi la palla al balzo e mi fai intuire che lo provi anche tu, quel sentimento accennato, un amore in boccio. E la usi, la parola amore. Amore mio. Mio…

Facciamo che il sesso diventa più frequente, più appassionato, che ti penso continuamente, che mi manchi. Ci diciamo ti amo. Ti amo amore mio, con le maiuscole al posto giusto, il cuore in gola e i lombi in subbuglio. Lì, io sono cotta a puntino.

Sei molto presente anche dalle vacanze, mi telefoni persino, anche cinque minuti, pur di sentire la mia voce, pur correndo un rischio.

Facciamo che io ho urgenza di vederti perché non voglio vivere una storia virtuale. Voglio una storia vera!

E dobbiamo parlare di tante cose, chiarire delle situazioni: insomma creiamo una complicità che si somma alla miriade di cose in comune, all’alchimia, a quel fottuto sentimento. Al sembrare reciprocamente coinvolti e stregati, a sognare un inizio di qualcosa di bello, di importante. Qualcosa di concreto.

Ora, io mi domando quanto ci sia stato di vero e di spontaneo in tutto questo. Quanto mi sia immaginata tutto, quanto tu sia stato sincero.

Non posso credere che fosse tutta una finzione.

A che scopo? Scopare? Perché solo una sera se la cosa poteva ripetersi? Con l’alibi del matrimonio infelice sommato alla mia vita comunque molto piena… avremmo potuto vederci per mesi, forse anni!

Spezzare un cuore? Entrambe le cose perché valgono doppio nel punteggio di serial killer dell’anima? C’è un campionato del mondo di cui sei l’indiscusso vincitore?

Non lo so. So solo che, probabilmente, l’amore di cui parlavi, è morto schizzandomelo sul ventre.

E ora, ogni volta che ti vedo online, tutto il giorno, tutta la sera fino a tarda notte, mi domando se stai già ammaliando la prossima vittima con i tuoi modi suadenti e raffinati, la tua mente arguta e perversa, la tua ritrosia nel mostrarti… se stai giocando al serial killer di anime. Addirittura dubito del fatto che tu sia veramente sposato; magari sei un single impenitente, un Dorian Gray senza ritratto, che non vuole impegni o menate e usa una fede fasulla per proteggere la propria libertà.

Questo è il peggior scenario possibile che la mia mente abbia potuto partorire pur di non contemplare ed accettare la spiegazione più semplice: non te ne frega più un cazzo di me ma non sai come liberartene.

(Se avessi saputo che quello era il tuo amore, lo avrei conservato in una teca).

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